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Cronaca, 07 Maggio 2019 alle 22:53:32

Pestaggio selvaggio in discoteca, rinviati a giudizio i quattro della banda

Udienza preliminare, il processo iniziera' il 21 giugno. La vittima, Raul Pelletti, insieme a uno dei due amici, picchiati pure loro, si e' costituito parte civile

Raul Pelletti lo aveva detto fin da subito, fin da quando, in un letto di ospedale con tanta sofferenza addosso, pieno di dolori, con la frattura dello zigomo, di tre vertebre e lesioni gravissime interne che ancora non sono guarite, aveva avuto un'unica certezza: quella di andare avanti, di denunciare chi si era reso responsabile di quel terribile pestaggio nei suoi confronti, senza alcun motivo.


E proprio oggi al tribunale di Spoleto c'è stato il rinvio a giudizio per tutti e quattro gli imputati, tre giovani di origini albanesi ed un italiano, di età compresa fra i 19 e i 20 anni, (Gerhard Peposhi, Santijano Mitaj, Josef Gjergji ed Elia Ferri difesi dagli avvocati Daniela Paccoi, Carla Pennetta e Guido Bacino), accusati di lesioni personali aggravate. Contestuale pure la costituzione di parte civile del trentenne folignate e di uno dei suoi due amici, anche loro due malmenati.


Quella sera estiva (era la fine di luglio) dello scorso anno, proprio su Raul Pelletti (assistito dall'avvocato Giovanni Picuti) si era concentrata la violenza da parte del branco: il trentenne folignate era stato picchiato selvaggiamente da quella banda, prima dentro la discoteca e poi fuori a calci e pugni. Un pestaggio così forte che, all'inizio sembrava potesse aver messo a rischio pure l'uso delle gambe, ma che, comunque, ha lasciato postumi che Raul si porterà dietro per anni, se non per sempre.


Dopo il pestaggio i quattro erano stati individuati dalla Polizia, erano stati sottoposti agli arresti domiciliari, che poi erano stati trasformati in obbligo di firma, ed ora, il prossimo 21 giugno, prenderà il via il processo. 


"Ho deciso di non abbassare lo sguardo, di non far calpestare la mia dignità e sono andato avanti per sfondare il muro di paura e di omertà che erano riusciti a crearsi intorno - aveva detto Raul Pelletti accompagnato dalla madre e dai suoi familiari quando era stato ricevuto dal sindaco - Ho scelto di non tacere, ho scelto di potermi continuare a guardare allo specchio, ho scelto di dare il mio contribuito per provare a cambiare qualcosa. Ho denunciato e sto portando avanti la mia battaglia legale, non soltanto per me e per le persone che mi vogliono bene, ma per tutti noi, per tutta la nostra comunità, per la città in cui sono nato e che amo, perché se non si denuncia e non si dà il proprio contributo, diventiamo in qualche modo tutti quanti complici".


"E' ovvio - aveva detto Raul in una lettera consegnata al sindaco - la paura ce l'abbiamo tutti, ma è giusto superarla e fare tutto ciò che è necessario perché quello che è accaduto non si ripeta più. Forse non mi sarebbe successo nulla se chi è stato vittima prima di me di questi soggetti, li avesse a sua volta denunciati: ma non tutti lo hanno fatto, alcuni hanno avuto paura e hanno preferito tacere: io ho scelto di non tacere e di avere fiducia nella Magistratura". Ed era andato avanti, aveva fatto conoscere la sua storia, la sua sofferenza, la sua determinazione ed anche la sua fiducia nella giustizia.


Nella foto, Raul Pelletti 


 

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