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Cronaca, 15 Aprile 2020 alle 09:19:17

Coronavirus, portalettere in prima linea, a 'digiuno' di contatti umani

Anche a Foligno, Spoleto e nelle zone montane distrutte dal sisma i postini continuano a distribuire la corrispondenza lanciando saluti e affetto da lontano [Commenti]

Oltre a medici ed infermieri che operano in prima linea e che sono i più esposti, oltre alle forze dell'ordine, al personale delle pulizie o impegnato nella raccolta rifiuti,  in questa emergenza sanitaria da Covid-19 c'è anche un'altra categoria di persone che lavorano in questo periodo e non possono di certo attivare lo "smart working": sono i portalettere. E' vero che, in questo periodo, evitano ogni contatto con i cittadini, ma continuano a svolgere il loro importante servizio di consegna della corrispondenza.


Anche a Foligno, Spoleto e nelle zone montane, soprattutto quelle colpite dal terremoto del 2016, i portalettere rappresentano quella categoria di lavoratori che svolgono i cosiddetti "servizi essenziali"  e, quindi, non possono stoppare l'attività: "armatI" di mascherine, igienizzanti e guanti continuano, infatti, a consegnare la corrispondenza.


Per molti di loro questo non è solo un lavoro, ma è anche una missione: per molti essere un portalettere è motivo di grande orgoglio: portare una lettera, anche una bolletta, distribuendo però sorrisi e intrattenendosi a fare due chiacchiere, va al di là di un semplice lavoro.


Relazioni umane intrattenute, soprattutto, con chi è solo e vede nel portalettere un amico, un nipote, un parente che porta,  anche se solo per cinque minuti, un po' di umanità, di amicizia: qualche parola gentile e una stretta di mano, fanno la differenza.


Soprattutto nelle zone colpite dal terremoto, il portalettere è diventato una persona quasi di famiglia per tutti  coloro che non sono voluti andare via dalla loro terra devastata dalle scosse e da una ricostruzione che stenta a decollare.


Ora con questo "nemico", con questo virus che impedisce le relazioni sociali, che vieta pure una semplice stretta di mano o la possibilità di guardarsi negli occhi e parlare a distanza ravvicinata, non è possibile relazionarsi con nessuno: si deve arrivare, quasi furtivi, vicino le abitazioni, prendere la corrispondenza, comprensiva anche dei giornali che arrivano in abbonamento e "di corsa" infilarla nella cassetta della posta e poi quasi "scappare".


La stessa cosa vale per le raccomandate, pacchi ed atti giudiziari: tutto veloce e senza contatti. Il portalettere suona al cliente per informarlo della consegna di posta a firma e spiega che, per motivi di sicurezza sanitaria, in base alla normativa vigente immetterà l'oggetto in cassetta naturalmente dietro suo consenso. Tutto di corsa e senza contatti.


Ed allora bisogna accontentarsi di salutare la "nonnina" attraverso i vetri della finestra, oppure restando a debita distanza ci si parla senza uscire di casa, quasi dovendo urlare un "buongiorno".


E per chi ama il proprio lavoro questa distanza pesa tanto: non ci sono "più bambini che ti corrono incontro cercando di prenderti per primo la posta", o "le signore nei campi che appena ti vedono per non farti scendere arrivano fino all'auto per prendere direttamente la posta", come aveva scritto una giovane portalettere, in questi giorni, sul suo profilo facebook: si deve tenere la distanza di sicurezza  ed evitare il contatto. Gesti necessari per tutelare il cittadino e il dipendente, almeno fino a quando non ci sarà più la paura del contagio.


I portalettere non sono e non si sentono eroi come potrebbero esserlo medici, infermieri e personale sanitario e delle pulizie che operano negli ospedali, ma sono dei lavoratori coscienziosi che con senso di  resposabilità  nei confronti della cittadinanza, continuano a svolgere il loro lavoro... nonostante tutto.


 


 



Commenti (1)

Commento scritto da giorno25 il 07 Aprile 2020 alle 19:17
Ottimo articolo, non sono certo eroi ma sono sempre in prima fila in tutte le avversità. Soprattutto nelle periferie più "difficili", vivono un quotidiano esasperato.

Le "armi" sono arrivate tardive, ma è successo anche agli operatori sanitari.

L'unica pecca è nel titolo, "digiuno di contatti umani", i portalettere fuori dall'azienda riescono sempre a ricevere e dare un senso di solidarietà, il problema è all'interno di poste italiane, dove ci sono distanze, raccomandazioni sindacali a discapito di altri. Buona serata.





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